gen 7 2012

ufficialmente salva dal natale ovvero survivor

per fortuna, anche quest’anno, abbiamo superato indenni le “vacanze” natalizie.
mi auguro sia lo stesso  per tutt* che mi leggete, e un po’ in ritardo rispetto a tutti i blog che si occupano di musica, come nostro solito, vi uploado la mia playlist del 2011.
mi piace ricordare che le mie scelte sono dedicate alla musica fatta da donne, così come i post di questo blog e la gran parte del lavoro che faccio e facciamo [sisterhood is blooming] e vi proponiamo anche radio con il nostro programma [che sarà in onda martedì prossimo 10 gennaio 2012, alle 22.00 circa e che potete sentire in streaming www.ondarossa.info], non è una separazione discriminante, ma una promozione mirata.
quest’anno molte delle artiste che mi appassionano sono uscite con dei nuovi lavori, alcuni molto interessanti come my brightest diamond, feist, alcuni esaltanti come st. vincent e laura marling altre piuttosto deludenti come ane brun, dalla quale mi aspettavo un big change, ma in tutt’altra direzione.
e grazie alla dea, abbiamo potuto conoscere o confermare tante altre artiste, di generi diversissimi tra loro, che non vediamo l’ora di andare a sentire live, nei prossimi mesi quando la primavera farà iniziare nuovi tour europei.
Non mi stancherò mai di dirvelo: le artiste che amate hanno bisogno di essere viste dal vivo, di riempire locali e sale, di vendere i loro dischi alla fine dei concerti, in poche parole di vedervi mentre fanno il loro lavoro, hanno bisogno di attenzione e calore.
Anche questa è sisterhood.
Qualche giorno fa, a cavallo tra l’anno vecchio e l’anno nuovo, ero ospite in un meraviglioso nuovo progetto della reginazabo che si chiama AdaLab uno spazio aperto in cui, ne sono sicura, troveranno un luogo dove esprimersi moltissime realtà al femminile, musicali e artistiche e con il quale spero si possa prestissimo fare qualcosa assieme.
In quei giorni si parlava di musica, tra le altre cose, e nel confrontarci ci siamo dette che spesso siamo ancora assai ignoranti  noi donne, ascoltiamo un po’ a caso, ci formiamo un gusto troppo generico e approfondiamo poco.
Io trovo che molte artiste che fanno musica siano così strettamente influenzate da un approccio politico indipendente, alternativo, femminista e queer e che seguirle, promuoverle, conoscerle, è anch’esso un atto politico.
E’ anche un po’ la ragione che mi spinge a parlarvene qui, oltre al piacere della musica in sè.
E allora come buon proposito per il nuovo anno impegniamoci di più, ascoltiamo più musica di donne, cerchiamo di capire chi sono, come lavorano, cosa pensavano e come possono diventare la colonna sonora delle battaglie quotidiane che più ci rappresentano.
Nel mio piccolo, la playlist che segue è una proposta per tutt*.
ma sperando di fare una cosa gradita, vi segnalo anche i blog che danno la giusta attenzione [o sono dedicati] alla musica fatta da donne, così la prossima volta che ci incontriamo ne saprete più di me.
later.

i migliori album/ep del 2011
feist/metals
st vincent/strange mercy
tune-yards/whokill
wild flag/wild flag
EMA/past life martyed saints
laura marling/a creature i don’t know
austra/feel it break
yuck/yuck
lykke li/wounded rhymes
sound of rum/balance
MEN/talk about body
my brightest diamond/all things will unwind
Widowspeak, Widowspeak
best coast/summer is forever

se siete pigre e volete questa playlist, potete scaricarla qui

i migliori blog del 2011

http://gunillamixtapes.net

http://www.thegirlsare.com

http://theirbatedbreath.wordpress.com

http://electronicgirls.blogspot.com

http://www.eatingthebeats.com


nov 24 2011

Shara Worden ovvero the biggest diamond

Lo scorso lunedì 21 novembre, l’Angelo Mai ha ospitato il live di My brightest diamond, e visto che c’ero anche io, colgo questa bella occasione per raccontarvi un po’ di lei, condividere con voi la sua musica e invitarvi a non perderla, se non c’eravate anche voi, la prossima volta che suona dalla vostre parti.
Shara Worden è una performer completa e di una qualità e un talento davvero rari.
Il suo progetto da solista, che si chiama appunto My Brightest diamond, comincia, almeno ufficialmente nel 2006, con l’album “Bring the workhorse” che svela immediatamente, al primo ascolto, il suo talento e la sua preparazione classica a livello musicale.
Shara ha studiato canto operistico, è cresciuta nel Michigan, in una famiglia di musicisti che suonavano in chiesa [da professionisti però], e la capacità di immaginare, scrivere, e arrangiare degli album complessi e stilisticamente “classici”, pure facendo musica folk-indie-electro-rock se proprio dobbiamo dare una definizione [ma pure classica, dark wave, pop cabaret], indubbiamente viene proprio da questa impostazione e da tali studi.
Negli anni ha collaborato con svariati musicisti, da Sufjan Stevens a Sarah Kirkland Snider, tanto per citarne due, ma ha fatto molto, molto altro.
La prima cosa che colpisce durante le sue performance non può che essere la sua straordinaria voce e il suo sorriso contagioso.
In questo tour almeno per le date europee, Shara è accompagnata solo da Brian Wolfe, batterista bravissimo che riesce tutto il tempo a completare degli arrangiamenti live molto scarni e immediati, senza quasi farsi notare.
Raro trovare un musicista che completi, in punta di piedi, l’idea esecutiva di ogni singolo pezzo.
Considerate che l’ultimo progetto, da cui ovviamente sono stati tratti la maggior parte dei brani del live, ossia “All things will unwind”, uscito ad Ottobre 2011 per la Asthmatic Kitty, è un album pensato e arrangiato con un sestetto niente affatto sconosciuto, ossia la Ymusic Ensemble.
Insomma, riproporre dal vivo in due, un album in cui suonano molto musicisti è ambizioso e super indie.
Con la sua solita chitarra, e poi un ukulele, un fender rhodes, una kalimba, piccoli sonagli attaccati ai polsi, e un autoharp [che non ha a che fare con l'arpa come suggerirebbe il nome e l'aspetto, ma è piuttosto della famiglia del dulcimer], Shara suona e danza per noi, aprendo co la sua performance, con il volto nascosto da una maschera creata per il progetto grafico di “All things will unwind” dall’artista Shoplifter [già, tra gli altri con Bjork per il progetto Medulla].
Shara è sempre solare, divertente e appare felice di esibirsi, mai tesa o nervosa, e il pubblico pure non numeroso, lo cattura dalla prima nota e col primo sguardo.
Insomma ormai sapete quanto io sia poco generosa in complimenti ed elogi, ma Shara coinvolge tutti, emoziona quando racconta dei testi e delle ispirazioni per le nuove composizioni, della nonna morta il giorno prima di compiere 100 anni [e che non voleva arrivarci] o di suo figlio e dell’esperienza di diventare una madre, della sua nuova casa a Detroit, e di come questa città in depressione e abbandonata a se stessa, le abbia ispirato molte atmosfere.
Altro cosa interessante è l’accento fortemente politico di molti testi di questo album, nonostante vengano posti in un modo leggero, ironico, non sempre immediatamente riconoscibile.
Con me c’erano due donne che non l’avevano mai vista live, una di loro addirittura non conosceva che i pochi pezzi che avevo avuto modo di farle ascoltare di tanto in tanto, tra un bicchiere di vino e una chiacchiera: sono rimasta incantate e rapite.
Almeno due a zero per Shara.
Questo non è il post di una critica musicale, di una pippera del music business o di una finta alternative che scrive solo su riviste underground [allo stesso prezzo di “grazia” e “chi” però, dove scrive articoli di moda e gossip sotto pseudonimo, anzi come di usa dire ora, con un monicker verosimile]: questo è il post di una pura e semplice fan, di un’appassionata di musica, che ascolta, guarda e compra molta più musica di quanta la maggior parte delle persone possa immaginare di fare; e che ringrazia per l’emozione e la gioia provata davanti ad una donna sorridente e minuta come Shara, gigante generosa.
p.s. potete ascoltare il podcast dell’intervista fatta da Silvia Boschero [che la dea ce la conservi sempre] a Shara nel programma Moby Dick, e farvi un’idea migliore di quello che sa fare live.
qui sotto troverete anche delle foto fatte da me, nessuna velleità fotografica, solo un’altra visione di quello che ho raccontato.
fender rhodes on Twitpic
Shara Worden on guitar on Twitpic
Shara Worden dancing on Twitpic
Shara on fender on Twitpic
Shara Worden live in rome on Twitpic


set 9 2011

laura marling: new album review ovvero nata vecchia

l’uscita del quarto album di Laura Marling [spesso i primi EP autoprodotti non si considerano tali, ma su onewomanshow non solo sono tali, ma pure fondamentali. Questo ve lo dico perché in giro troverete scritto 3 album] ha portato come si dice in gergo, alla ribalta del grande pubblico (puah!) la giovane cantautrice inglese.

Quest’anno, beata lei, compie 21 ed ha già un bel po’ di lavori all’attivo, tour in giro per il mondo, premi e critiche meravigliose fin da i suoi esordi.
Io personalmente, rimasi a suo tempo fulminata dal pezzo e poi dal video “night terror”, appunto contenuto nel primo EP autoprodotto da Laura, uscito nel 2007.
Si sa gli inglesi sono molto attenti alle loro piccole presunte perle [a volte esagerando e sfondandoci i timpani con band davvero oscene e inutili], ma nel caso di Laura di vera perla si tratta.

Prevalentemente, secondo me, per i seguenti motivi:

1) E’ giovane da fare schifo, il che non significa incertezza o immaturità nel suo caso, quanto piuttosto strafottenza e audacia.

2) E’ timida e umile che non guasta mai [che certi se la tirano che non hanno manco ancora prodotto un demo ascoltabile].

3) Ha talento, una voce intima, roca quanto basta, morbida quando serve, antica quasi.

Come quella di una nata già vecchia, se capite cosa intendo.

Nelle varie recensioni che trovate in giro [wiki compreso] viene paragonata a Regina Spektor o Lily Allen o Marta Wainwright: ecco secondo me non ha niente a che vedere ne vocalmente ne stilisticamente con queste altre artiste, piuttosto fa pensare ad una come Joni Mitchell [che potrebbe essere tranquillamente sua nonna].

4) Con gli anni e gli album sta migliorando, non perde colpi, non si perde in cerca di una presunta originalità o di uno stile più proprio, sembra abbia già chiaro in mente cosa vuole dire e come dirlo.

Abbastanza da comprarsi la discografia a prescindere, secondo me.

Laura racconta al Guardian che il nuovo album ha cominciato a pensarlo una volta finito il tour di “I speak because I can”, mentre si riposava, tra una parola crociata e un caffè.
Che le canzoni nascono prima come idee, spunti, da esperienze, idee, libri letti, che lei lascia un po’ lì a marinare sui suoi quaderni di appunti, finché non ne viene fuori una canzone.
Racconta anche che a differenza degli altri album, in cui si sente in modo significativo l’impronta dei produttori/arrangiatori/musicisti con i quali aveva scelto di lavorare, per questo album aveva già chiaro in mente il suono che voleva dargli, per cui ha registrato in cucina, con un registratorino e la chitarra, le versioni demo dei pezzi.

Ha impresso alle canzoni che sarebbero diventate “A Creature I Don’t Know” uno stile più completamente proprio, e si sente.
Vengono fuori, più che negli altri album, le ispirazioni e le influenze dei dischi e delle voci che ascoltava da piccola [in particolare nel pezzo che chiude l'album "All my rage"] e gli arrangiamenti sono curati, ma semplici ed efficaci, senza fronzoli.
Insomma il folk non è musica per tutte, qualcuna non ce la fa a resistere per più di due pezzi, questo lo accetto, anche se non lo capirò mai, ma se siete in giro una sera e lei si esibisce da qualche parte lì vicino, non fate la stronzata di perdervela.
Io ve l’ho detto.

p.s. il disco esce per la cooperative music, che è un’associazione di etichette indipendenti britanniche tra cui alcune che ci piacciono molto, come la wichita records, la moshi moshi [, al city slang andate a dare un’occhiata al loro catalogo.

se vi piace assaggiare prima di comprare, accomodatevi pure:

Laura Marling/A creature I don’t know


ago 25 2011

i’m not joking ovvero sembra una barzelleta, ma non lo è

ci stanno un’italiana, un ecuadoregna, una rumena e una indiana tutte che passano per l’ospedale, tutte con un segno sul corpo di una violenza, da parte di qualcuno che crede e pretende di possederle anima e corpo.

tutte nello stesso pomeriggio. tutte in un solo ospedale, moltiplicate per quanti ospedali ci sono a Roma, in Italia, nel mondo. dice: ma che voi siete quelle del servizio pe’ le donne? dice: scusi signo’ ma che significa sportello donna?

dice: ah ma come nun se sa se rimanete aperte, ma come nun ve rinnovano?ma nun vedono quanta gente ariva?

questa sì che sembra una barzelletta.

back to music: il nuovo delle CSS, controverso nelle critiche, in realtà ascoltato solo una volta, per cui non saprei dirvi. sharo con voi, che mi direte, e magari mi riservo di parlarne in seguito.

era uscito poco tempo fa l’ultimo di Ursula Rucker, voi sapete la mia adorazione incondizionata a questa potente e unica artista. l’album si chiama “She said” è stato registrato in un modo completamente diverso dai precedenti lavori di Ursula; si tratta infatti di uno studio live session, ossia un nutrito gruppetto di musicisti si chiude in uno splendido studio di registrazione e andando avanti prevalentemente improvvisando registrano dei pezzi che poi magari limano un po’, ma che rimangono comunque dei live take, ossia si suona tutti insieme e se viene bene viene bene.

Il disco ovviamente suona meno studiato, meno hip hop degli altri: c’è reagge, c’è jazz, c’è più spazio per le parole di Ursula secondo me, è questo è un bene.

Ma nel complesso non lo ritengo un disco perfettamente riuscito, come se mancasse uno spunto, musicalmente parlando, di genialità. ovviamente i poemi di ursula spaccano il culo ai passeri come sempre.

Sto ascoltando inoltre Anika, che prima faceva la giornalista politica tra berlino e bristol. è uno di quei lavori piuttosto veloci, che vengono fuori quando c’è chimica tra due personaggi [in questo caso anika stessa e  Geoff Barrow, chi quello dei portishead? sì sì proprio lui]. No, non hanno campionato Nico. Ho bisogno di altri ascolti. Ma  a pelle mi piace.

E infine, la mia adorata Carrie Brownstein che sta facendo davvero sul serio con le sue wild flag,  l’album non è ancora uscito, personalmente non vedo l’ora, ecco un’anticipazione:

wild flag

qui il link per downloadare l’album She Said/Ursula Rucker

qui quello per i CSS/La liberacion

qui per Anika/Anika

ah dimenticavo, c’è questa signorina qui [che risponde al nome di Silvia Boschero] che fa questo programma qui [ossia Moby Dick, su radio due].

tag: superkool/musica bella/gente che ne capisce/che si appassiona/poi non dite che non ve l’avevo detto


ago 14 2011

meanwhile ovvero mentre si aspetta

un breve approfondimento di alcuni spunti del blog precedente.

si aspetta:

il nuovo album di Feist, dall’inquietante titolo “Metal”, in uscita il prossimo ottobre e del quale potete gustare, senza nemmeno dover comprare da bere, degli assaggini gentilmente offerti da Feist stessa, dal suo canale youtube.

il feminist blog camp [ad ottobre anche questo] di cui intanto, anche se non siete iscritte o non avete un blog, potete conoscere il programma in costruzione collettiva [suona un po' aspro detto così, ma non trovo un'espressione migliore], gli eventi, le partecipazioni, i turni per cucinare e fare i piatti su wiki, che non è solo la prima parte del nome della vostra enciclopedia preferita, ma anche un modo per elaborare in modo collettivo e partecipato un evento come questo ad esempio, ma anche qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

per chi mastica due o tre parole di inglese e non ci si strozza, basta questo.

a settembre, dicevamo della Ladyfest 2011 romana, giunta alla 3 edizione con un incursione all’ Aquila, lo scorso anno, che è davvero una bella cosa, per cui accorriamo numerose, e magari ripassiamoci cos’è e a che serve o dovrebbe servire un ladyfest, sia in un mio vecchio post, sia in un posto più ufficiale.

C’è del materiale da ascoltare e vedere sulle passate edizioni, dovete solo muovere le vostre ditine sulla tastiera e sprigionare la vostra connettività, da parte mia vi linko un bel videodocumento qui.

rispetto al programma, che è molto ricco e vario, le cose che più mi interessa vedere [restando nella musica, perché ci sono moltissimi eventi, workshop e performance non prettamente musicali] e che vi videosegnalo sono queste:

kiss and drive/don’t be so hard

thony/self reliance

thony/self reliance

a settembre l’uscita di “strange mercy”, terzo album di St. Vincent, di cui vi parlai a suo tempo qui.

cliccate sul titolo e, alla faccia delle majorshit e della Warner che cancella sul tubo tutte le tracce di Bjork, scaricatevi il primo singolo ” Surgeon” gratis, e magari date un’occhiata anche ai video teaser.

per cui mentre aspetto metto in evidenza due nuovi link , che diventatno ufficialmente permanenti:

uno alla indie record label invisiblegirl, della coraggiosa e brava julia adamson, che si dedica per lo più ad ambient elettronica, con un forte gusto retrò, ma non solo.

e infatti ci piace molto Kin, che con la invisiblegirl ha pubblicato l’EP “dot dot dot” del quale potete farvi un’idea qui.

kin/something stupid

il secondo al bel progetto collettivo [almeno credo] di web radio che si chiama indygesta e col quale spero poter avere presto a che fare, visto che ci incontreremo sicuramente con una di loro al FemBlogCamp.

later