pezzo della settimana: Empress of/Kitty Kat

di ritorni, narrazioni, amore e rodimenti di ovaie

Posted: luglio 9th, 2015 | Author: | Filed under: live review | Tags: , , | No Comments »
08/07/15 roma, villa ada. foto di @pin_klo

08/07/15 roma, villa ada. foto di @pin_klo

Ieri ero al concerto di St. Vincent. E pure un sacco di voialtri in quel di Roma. Dovrei o vorrei commentare il concerto, ma potete trovarne centinaia di questi racconti e video in giro per la rete: ed ecco la setlist, e quanti plettri ha usato, e chi erano i musicisti, e quante volte e andata su e giù dalla piattaforma, a che minuto ha steccato, quando si è buttata sul pubblico (dicendo stage diving perché è molto più cool), che c’era scritto sullo striscione che ha tirato con se dopo il diving sul palco, quanta gente c’era, la qualità tecnica della performance, l’affiatamento dei musicisti, le coreografie, il look, le chitarre che ha suonato, chiudere con un leggero accenno alla sua vita privata o semplicemente mettere su 5 o 6 foto carine con un trafiletto da quattro soldi.

Dovrei e mi piacerebbe, sul serio. Vi dirò questo, invece.

Lei è meravigliosa, magnetica e assolutamente impeccabile. Rispetto ad un po’ di esibizioni fa, mi pare abbia ancora più voglia di improvvisare sul palco, alcuni brani, ad esempio, sono arrangiati diversamente, specie negli assoli. Non sempre funziona, secondo me.

Ma mi piace vedere un’artista che ti mostra di essere in evoluzione, non solo sul colore dei capelli. Poi da femminista, da donna, guardare lei sul palco che svisa su quella chitarra con sicurezza, con trasporto e con la sensualità dell’intimità che c’è tra lei e le sue chitarre, non può che farmi eccitare. Percepisco una grande timidezza e distanza dal pubblico, ma un altrettanto enorme desiderio di colmare quella distanza. Annie ha surfato sul pubblico, alla fine, come l’altra volta. Dopo averlo studiato a lungo, come l’altra volta. L’altro volta io ero sotto, e lei si è adagiata su di noi, l’ala lesbica/femmina del pubblico d’avanti (le lesbiche, si sa, si ritrovano sempre tutte nello stesso posto, per una sorta di attrazione magnetica che prima o poi dovremmo studiare meglio).

L’audio come al solito, lascia a desiderare. Ok, a Roma i concerti non sono costosi come in altri posti della terra, ma l’audio fa cagare il 90% delle volte e si può fare meglio, se si vuole.

E poi noi. Dall’altra parte. Il pubblico grosso.

Dovremmo scrivere sui manifesti: attenzione prima di comprare il biglietto meditare sul fatto che trattasi di un ‘concerto per pubblico grosso’.

Definizione della definizione ‘concerto per pubblico grosso’

– quando si tratta di concerti:

a) all’aperto o in un posto molto grande, d’inverno, nel week end

b) di un’artista che, suo malgrado, è diventato minimamente not*, ovviamente non grazie alla musica

c) l’evento nel quale il concerto è ospitato, per ragioni a noi il più delle volte sconosciute, è diventato “l’evento”, il luogo dove devi essere stat*, con almeno una foto a testimoniarlo sul tuo status pubblico.

disclaimer: Questo post, che non è una recensione di un live, ma un racconto live, non è corredato da alcuna foto* a testimoniare la mia reale presenza al concerto. Sì ho il biglietto, e molte persone erano insieme a me e possono confermalo.

Ma potrebbe anche essere una montatura. Il mio status non corrobora questa affermazione. Lo so.

La verità è che non ho avuto il coraggio di tirare fuori la mini camera che mi accompagna ai live, per acchiappare in qualche foto (ne scatto poche perché mi distrae troppo dalla performance) solo un paio di immagini, perché so che i ricordi poi sbiadiranno velocemente.

Perché mentre l’artista in questione cantava “Digital witness” e ci imponeva di andare ai nostri posti, ci chiedeva che senso ha dormire, se nessun può vedermi, e in breve come abbiamo venduto le nostre identità e personalità e che senso ha fare qualunque cosa in questo momento (guardami mentre mi butto giù da un ponte), beh davanti a lei c’erano centinaia di smartphone che sparavano mitragliate di status in cui qualcun* poteva dire che c’era, e quindi esisteva, perché era “un testimone digitale”.

Io, la macchina, non l’ho tirata fuori. E l’ho amata anche di più, nella solitudine dell’essere inascoltata.

Lei non è Kate Tempest, che nella stessa situazione è scesa tra il pubblico a ballare gridando “vi voglio qui ora, siamo qui ora tu e io (in faccia ad uno che le puntava il cellulare), non c’è bisogno di mettere niente tra me e te”, Annie/Erin/St. Vincent è un’artista diversa.

Eppure, per quanto la mia indole sia più simile a quella di Kate, Annie ha detto le stesse cose, in una forma diversa e con un linguaggio differente, ma similmente toccante e commovente: ché la musica altro non è che percepire con tutta me stessa i sentimenti e le sensazioni che qualcun* altr* prova o ha provato, per non sentirmi più sola, finita e mortale nell’universo.

queste alcune storie di ieri:

– versione negativa ovvero lettera ad una ragazza, vestita e truccata bene, che avrei voluto simbolicamente picchiare (per vendicare anni di soprusi, lo confesso)

Tu, ragazza vestita e truccata bene, che ieri eri al concerto di St. Vincent (ovviamente per caso).

Tu che quando St. Vincent stava cominciando un nuovo pezzo (hai finalmente incontrato la tua amichetta che da tanto tempo non vedevi. Tu che hai quindi reagito come fossi al bar urlando, stramazzando e cominciando con la storia (versione lunga) degli ultimi tre anni della tua vita, urlando sempre più forte perché St. Vincent era a metà canzone, e ci stava dando dentro. Tu, ragazza vestita e truccata bene, che al mio (e non solo mio) voltarmi a guardarti con odio, tantissimo odio, ma senza fiatare, ti sei voltata dall’altra parte e hai fatto finta di non vedere (ne me ne gli altri). Tu, ragazza vestita e truccata bene, che nonostante avessi provato una comunicazione non verbale (3 volte) e una semi verbale “shhh” (due volte) secondo me molto chiara, hai continuato ad alzare la voce perché l’amica non sentiva gli straordinari aggiornamenti delle vite degli amici comuni. Tu, che quando mi sono girata e ti ho detto “ao, stiamo sentendo il concerto”, hai risposto “MAMMA MIA!” come se ti fossi appena svegliata, e senza alcun rispetto fossi stata proprio io a svegliarti. Tu, ragazza vestita e truccata bene e ora anche indignata per essere stata così aspramente rimproverata perché al mio urlo, le pecore intorno a me, almeno questo, hanno confermato di essere pure loro lì per il concerto, non per assistere alla tua conversazione con l’amica. Tu che andando via, sempre indignata mi hai urlato “cafona”. Tu che ti sei davvero sorpresa quando ti ho presa per la maglietta, tirata indietro e chiesto, a distanza ravvicinata: “cafona, a me? tu caghi il cazzo a 30 persone che stanno ascoltando un concerto, gridi come una ossessa e io sono cafona” e tu che ormai è evidente che non hai capito, ribadisci “che cazzo di modo di rivolgerti”. Tu ragazza vestita e truccata assai bene, che mi costringi a ricordarti che “non sono tua madre ne tuo padre, a loro toccava insegnarti a rispettare chi ti sta intorno, e che se non sparisci da qui in silenzio, subito, tocca pure che ti prendo a calci in culo”. Tu ragazza vestita e truccata assai bene, che alla fine hai capito che non stavi conversando nelle orecchie dell’ennesima ragazza vestita assai male e niente affatto truccata, ma di una che con rispetto per ben 3+2 volte ha fatto leva sui due neuroni rimasti in quella inutile testolina, senza successo.

Tu, ragazza vestiva e truccata bene, spera pure di non incontrarmi mai più.

– versione positiva ovvero lettera ad un ragazzo che spero di incontrare ancora

E tu, ragazzo di vent’anni con l’accento del nord e molto queer. Tu che sul bus che ci portava a villa ada eri fuori di te dall’ansia di arrivare in ritardo. Tu che saltavi come un bambino che sta per arrivare alle giostre. Che mi hai chiesto cento volte se eravamo vicini. Che quando siamo scesi mi hai chiesto la direzione giusta come stessi andando alla mecca. Tu, ragazzo sensibile e dolce, senza paura che ti giudicassi matto, hai cominciato a raccontarmi di quanto fosse stato bello vederla l’anno prima a Barcellona, di come ti avessero sorpreso il suo stile, la sua forza sul palco e la sua eleganza. Tu, che quasi ti commuovevi a pensare che stavi per rivederla. Tu che hai cominciato a correre, e a cui io ho urlato “devi girare qui!” ma non hai sentito e hai continuato a correre verso ponte salario. Tu, ragazzo dalle spalle piegate in avanti e il sorriso tenero, che pensavo non avessi più raggiunto villa ada, e ti fossi perso sulla salaria, caricato per sbaglio da qualche autista in cerca di piacere. Tu, con le mani sempre pronte a giocare con i capelli, che alla fine del concerto mentre chiacchieravo con delle amiche mi hai fatto toc toc sulla spalla, per raccontarmi di come fossi stato felice che il tuo ricordo di lei si fosse rinnovato e non sbiadito. Di come ancora più bella e magica ti era apparsa, e del fatto che eri così dispiaciuto di non essere riuscito a convincere nessuno dei tuoi amici a venire, perché non eri stato abbastanza bravo a fare proseliti per un’artista così meritevole. Tu, che con un sorrisone mi hai detto prima di andare via semplicemente: Giacomo. Tu ragazzo di vent’anni e molto queer, sei le persone che vorrei incontrare ad un concerto. Sempre.

p.s. ringraziamenti a Elisa Luu, che mi ha preso il biglietto perché arriva sempre prima di me, e a pinklo per le birrette, e che mi ha concesso la foto* (molto bella).

p.s. 2 ca va sans dire che la ragazza ‘vestita e truccata assai bene’ poteva pure essere ‘il ragazzo vestito bene con le ciglia e le mani curate, che non si trucca solo perché ‘se no si’ ricchion’, alla mia destra. E che il ragazzo di vent’anni molto queer, poteva essere pure la ragazza timida, che ha fatto la strada in autobus e poi a piedi con me e lui, che non si è messa a correre, perché non sapeva la strada, e mi ha augurato buon concerto.


ufficialmente salva dal natale ovvero survivor

Posted: gennaio 7th, 2012 | Author: | Filed under: blogs e siti, lesbian life | Tags: , , , , , , , , , , | 2 Comments »

per fortuna, anche quest’anno, abbiamo superato indenni le “vacanze” natalizie.
mi auguro sia lo stesso  per tutt* che mi leggete, e un po’ in ritardo rispetto a tutti i blog che si occupano di musica, come nostro solito, vi uploado la mia playlist del 2011.
mi piace ricordare che le mie scelte sono dedicate alla musica fatta da donne, così come i post di questo blog e la gran parte del lavoro che faccio e facciamo [sisterhood is blooming] e vi proponiamo anche radio con il nostro programma [che sarà in onda martedì prossimo 10 gennaio 2012, alle 22.00 circa e che potete sentire in streaming www.ondarossa.info], non è una separazione discriminante, ma una promozione mirata.
quest’anno molte delle artiste che mi appassionano sono uscite con dei nuovi lavori, alcuni molto interessanti come my brightest diamond, feist, alcuni esaltanti come st. vincent e laura marling altre piuttosto deludenti come ane brun, dalla quale mi aspettavo un big change, ma in tutt’altra direzione.
e grazie alla dea, abbiamo potuto conoscere o confermare tante altre artiste, di generi diversissimi tra loro, che non vediamo l’ora di andare a sentire live, nei prossimi mesi quando la primavera farà iniziare nuovi tour europei.
Non mi stancherò mai di dirvelo: le artiste che amate hanno bisogno di essere viste dal vivo, di riempire locali e sale, di vendere i loro dischi alla fine dei concerti, in poche parole di vedervi mentre fanno il loro lavoro, hanno bisogno di attenzione e calore.
Anche questa è sisterhood.
Qualche giorno fa, a cavallo tra l’anno vecchio e l’anno nuovo, ero ospite in un meraviglioso nuovo progetto della reginazabo che si chiama AdaLab uno spazio aperto in cui, ne sono sicura, troveranno un luogo dove esprimersi moltissime realtà al femminile, musicali e artistiche e con il quale spero si possa prestissimo fare qualcosa assieme.
In quei giorni si parlava di musica, tra le altre cose, e nel confrontarci ci siamo dette che spesso siamo ancora assai ignoranti  noi donne, ascoltiamo un po’ a caso, ci formiamo un gusto troppo generico e approfondiamo poco.
Io trovo che molte artiste che fanno musica siano così strettamente influenzate da un approccio politico indipendente, alternativo, femminista e queer e che seguirle, promuoverle, conoscerle, è anch’esso un atto politico.
E’ anche un po’ la ragione che mi spinge a parlarvene qui, oltre al piacere della musica in sè.
E allora come buon proposito per il nuovo anno impegniamoci di più, ascoltiamo più musica di donne, cerchiamo di capire chi sono, come lavorano, cosa pensavano e come possono diventare la colonna sonora delle battaglie quotidiane che più ci rappresentano.
Nel mio piccolo, la playlist che segue è una proposta per tutt*.
ma sperando di fare una cosa gradita, vi segnalo anche i blog che danno la giusta attenzione [o sono dedicati] alla musica fatta da donne, così la prossima volta che ci incontriamo ne saprete più di me.
later.

i migliori album/ep del 2011
feist/metals
st vincent/strange mercy
tune-yards/whokill
wild flag/wild flag
EMA/past life martyed saints
laura marling/a creature i don’t know
austra/feel it break
yuck/yuck
lykke li/wounded rhymes
sound of rum/balance
MEN/talk about body
my brightest diamond/all things will unwind
Widowspeak, Widowspeak
best coast/summer is forever

se siete pigre e volete questa playlist, potete scaricarla qui

i migliori blog del 2011
http://gunillamixtapes.net
http://www.thegirlsare.com
http://theirbatedbreath.wordpress.com
http://electronicgirls.blogspot.com
http://www.eatingthebeats.com


meanwhile ovvero mentre si aspetta

Posted: agosto 14th, 2011 | Author: | Filed under: cool stuff | Tags: , , , , , , , , , | No Comments »

un breve approfondimento di alcuni spunti del blog precedente.

si aspetta:

il nuovo album di Feist, dall’inquietante titolo “Metal”, in uscita il prossimo ottobre e del quale potete gustare, senza nemmeno dover comprare da bere, degli assaggini gentilmente offerti da Feist stessa, dal suo canale youtube.

il feminist blog camp [ad ottobre anche questo] di cui intanto, anche se non siete iscritte o non avete un blog, potete conoscere il programma in costruzione collettiva [suona un po’ aspro detto così, ma non trovo un’espressione migliore], gli eventi, le partecipazioni, i turni per cucinare e fare i piatti su wiki, che non è solo la prima parte del nome della vostra enciclopedia preferita, ma anche un modo per elaborare in modo collettivo e partecipato un evento come questo ad esempio, ma anche qualsiasi altra cosa vi venga in mente.

per chi mastica due o tre parole di inglese e non ci si strozza, basta questo.

a settembre, dicevamo della Ladyfest 2011 romana, giunta alla 3 edizione con un incursione all’ Aquila, lo scorso anno, che è davvero una bella cosa, per cui accorriamo numerose, e magari ripassiamoci cos’è e a che serve o dovrebbe servire un ladyfest, sia in un mio vecchio post, sia in un posto più ufficiale.

C’è del materiale da ascoltare e vedere sulle passate edizioni, dovete solo muovere le vostre ditine sulla tastiera e sprigionare la vostra connettività, da parte mia vi linko un bel videodocumento qui.

rispetto al programma, che è molto ricco e vario, le cose che più mi interessa vedere [restando nella musica, perché ci sono moltissimi eventi, workshop e performance non prettamente musicali] e che vi videosegnalo sono queste:

kiss and drive/don’t be so hard

thony/self reliance

thony/self reliance

a settembre l’uscita di “strange mercy”, terzo album di St. Vincent, di cui vi parlai a suo tempo qui.

cliccate sul titolo e, alla faccia delle majorshit e della Warner che cancella sul tubo tutte le tracce di Bjork, scaricatevi il primo singolo ” Surgeon” gratis, e magari date un’occhiata anche ai video teaser.

per cui mentre aspetto metto in evidenza due nuovi link , che diventatno ufficialmente permanenti:

uno alla indie record label invisiblegirl, della coraggiosa e brava julia adamson, che si dedica per lo più ad ambient elettronica, con un forte gusto retrò, ma non solo.

e infatti ci piace molto Kin, che con la invisiblegirl ha pubblicato l’EP “dot dot dot” del quale potete farvi un’idea qui.

kin/something stupid

il secondo al bel progetto collettivo [almeno credo] di web radio che si chiama indygesta e col quale spero poter avere presto a che fare, visto che ci incontreremo sicuramente con una di loro al FemBlogCamp.

later