pezzo della settimana: Empress of/Kitty Kat

Trasloco

Posted: febbraio 14th, 2016 | Author: | Filed under: clueless | No Comments »

Questo blog, che ho coltivato senza costanza per molti anni è giunto al capolinea.

Ho bisogno di uno spazio diverso e per ora lascio questo blog online, perché  non posso importare tutti gli articoli altrove, e mi spiacerebbe tanto perderli.

se volete leggere qualcosa di aggiornato basta che clicchiate qui.

thanks noblogs.

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sharon jones and the dap kings ovvero ho trovato una supersista

Posted: luglio 14th, 2012 | Author: | Filed under: clueless, live review | Tags: , , , , , , , | 3 Comments »

Ieri 13/07/12 al festival supersantos, che quest’anno ha soppiantato l’ennesima festa delli mortacci loro romana, c’era sharon jones.
La black sister che si nasconde dentro di me, e manco tanto bene a volte, non ha resistito e nonostante sonno e calura, mi ci ha trascinata con la forza. Intanto piacevole assai è stato scoprire un pubblico super vario, tutte le età, gli abbigliamenti, gli stili che per una indie snob come me, che va a concerti dove, anche se non lo diresti mai a voce alta, stai una mezz’oretta per decidere quale, quale maglietta è proprio quella giusta per quel live, quella che solo pochi possono riconoscere, e che quindi ti permetta di essere più indie di tutti [:-O], è davvero una cosa apprezzabile.
La band dei dap kings è la tipica band soul, anche se manca un piano per i miei gusti, e sono bravi e precisi. Anche loro in effetti ad una prima occhiata sembrano provenire da ambienti musicali differenti [primo premio simpatia al percusionista pelato, che ci avresti giurato fosse il commercialista della band], che però si mescolano bene, simpatici al punto giusto e attenti a non rubare la scena alla vera star.
E che star.
Dopo una piccola presentazione della band, un paio di pezzi di warm up e un pezzo dedicato alle due coriste [che potete vedere nella galleria sotto] che purtroppo per tutto il concerto erano seminascoste dagli altri musicisti, causa palco un po’ male organizzato per il numero di musicisti che ospitava, ecco che arriva lei, sharon, classe 1956, una piccoletta con le trecce, che non fa nemmeno in tempo a mettere piede sul palco che già balla e canta come un’indemoniata.
Una nota di basso, un colpo di tom la attiva istantaneamente come una bambolina voodoo bucata da uno spillo.
Meraviglia.
Penso sia esattamente tutto quello che debba essere un’artista soul: sboccata, diretta, ammicante, incazzata, comunicativa e vera.
La storia di lui che tratta la sua compagna di merda è la sua storia, la storia delle nuove scarpe appena comprate con le quali devi assolutamente uscire a fare un giro e mostrarti, è la sua storia, la storia delle danze di antenati della madre africa e poi dopo con la schiavitù in america e poi ora dopo secoli di storia è la sua danza: si toglie le scarpe, e ce la mostra e ce la racconta, ricordandoci pure da dove vengono un sacco di ispirazioni hip hop, senza nemmeno dovercele indicare.
puro soul, puro spirito.
Se qualcun* di voi era lì e ha visto una riccia con gli occhiali in prima fila con un sorriso da ebete dalla prima all’ultima nota, beh quella ero io.
grazie sharon, super sista, ogni tanto fa bene al cuore ricordarsi che non dobbiamo conoscerci per regalarci cose buone.
later
p.s. Il mio solito pippone con notizie, racconti e info ve lo risparmio, vi rimando ad un wiki link.
Vi dico solo che sharon diventa famosa poco tempo fa, nonostante ci avesse provato a lungo, è l’incontro con i dap kings [la cui etichetta daptone records una funk indie label, dove potete comprare 45s a go go, è stata fondata rispettivamente dal bassista e dal sassofonista della band che si esibisce con Sharon] che le dà la possibilità di svoltare e arrivare al successo.
p.s.2 alcune foto mostrano personaggi alquanto strani, per lo stile del palco: sono persone del pubblico, un ragazzo e poi una ragazza che Sharon ha invitato ad un certo punto a salire sul palco e ballare con lei. Non so se sia stato culo, occhio o un grande pubblico, ma entrambi sono stati divertentissimi!


Shara Worden ovvero the biggest diamond

Posted: novembre 24th, 2011 | Author: | Filed under: clueless, live review | Tags: , , , , , , , , , , | No Comments »

Lo scorso lunedì 21 novembre, l’Angelo Mai ha ospitato il live di My brightest diamond, e visto che c’ero anche io, colgo questa bella occasione per raccontarvi un po’ di lei, condividere con voi la sua musica e invitarvi a non perderla, se non c’eravate anche voi, la prossima volta che suona dalla vostre parti.
Shara Worden è una performer completa e di una qualità e un talento davvero rari.
Il suo progetto da solista, che si chiama appunto My Brightest diamond, comincia, almeno ufficialmente nel 2006, con l’album “Bring the workhorse” che svela immediatamente, al primo ascolto, il suo talento e la sua preparazione classica a livello musicale.
Shara ha studiato canto operistico, è cresciuta nel Michigan, in una famiglia di musicisti che suonavano in chiesa [da professionisti però], e la capacità di immaginare, scrivere, e arrangiare degli album complessi e stilisticamente “classici”, pure facendo musica folk-indie-electro-rock se proprio dobbiamo dare una definizione [ma pure classica, dark wave, pop cabaret], indubbiamente viene proprio da questa impostazione e da tali studi.
Negli anni ha collaborato con svariati musicisti, da Sufjan Stevens a Sarah Kirkland Snider, tanto per citarne due, ma ha fatto molto, molto altro.
La prima cosa che colpisce durante le sue performance non può che essere la sua straordinaria voce e il suo sorriso contagioso.
In questo tour almeno per le date europee, Shara è accompagnata solo da Brian Wolfe, batterista bravissimo che riesce tutto il tempo a completare degli arrangiamenti live molto scarni e immediati, senza quasi farsi notare.
Raro trovare un musicista che completi, in punta di piedi, l’idea esecutiva di ogni singolo pezzo.
Considerate che l’ultimo progetto, da cui ovviamente sono stati tratti la maggior parte dei brani del live, ossia “All things will unwind”, uscito ad Ottobre 2011 per la Asthmatic Kitty, è un album pensato e arrangiato con un sestetto niente affatto sconosciuto, ossia la Ymusic Ensemble.
Insomma, riproporre dal vivo in due, un album in cui suonano molto musicisti è ambizioso e super indie.
Con la sua solita chitarra, e poi un ukulele, un fender rhodes, una kalimba, piccoli sonagli attaccati ai polsi, e un autoharp [che non ha a che fare con l’arpa come suggerirebbe il nome e l’aspetto, ma è piuttosto della famiglia del dulcimer], Shara suona e danza per noi, aprendo co la sua performance, con il volto nascosto da una maschera creata per il progetto grafico di “All things will unwind” dall’artista Shoplifter [già, tra gli altri con Bjork per il progetto Medulla].
Shara è sempre solare, divertente e appare felice di esibirsi, mai tesa o nervosa, e il pubblico pure non numeroso, lo cattura dalla prima nota e col primo sguardo.
Insomma ormai sapete quanto io sia poco generosa in complimenti ed elogi, ma Shara coinvolge tutti, emoziona quando racconta dei testi e delle ispirazioni per le nuove composizioni, della nonna morta il giorno prima di compiere 100 anni [e che non voleva arrivarci] o di suo figlio e dell’esperienza di diventare una madre, della sua nuova casa a Detroit, e di come questa città in depressione e abbandonata a se stessa, le abbia ispirato molte atmosfere.
Altro cosa interessante è l’accento fortemente politico di molti testi di questo album, nonostante vengano posti in un modo leggero, ironico, non sempre immediatamente riconoscibile.
Con me c’erano due donne che non l’avevano mai vista live, una di loro addirittura non conosceva che i pochi pezzi che avevo avuto modo di farle ascoltare di tanto in tanto, tra un bicchiere di vino e una chiacchiera: sono rimasta incantate e rapite.
Almeno due a zero per Shara.
Questo non è il post di una critica musicale, di una pippera del music business o di una finta alternative che scrive solo su riviste underground [allo stesso prezzo di “grazia” e “chi” però, dove scrive articoli di moda e gossip sotto pseudonimo, anzi come di usa dire ora, con un monicker verosimile]: questo è il post di una pura e semplice fan, di un’appassionata di musica, che ascolta, guarda e compra molta più musica di quanta la maggior parte delle persone possa immaginare di fare; e che ringrazia per l’emozione e la gioia provata davanti ad una donna sorridente e minuta come Shara, gigante generosa.
p.s. potete ascoltare il podcast dell’intervista fatta da Silvia Boschero [che la dea ce la conservi sempre] a Shara nel programma Moby Dick, e farvi un’idea migliore di quello che sa fare live.
qui sotto troverete anche delle foto fatte da me, nessuna velleità fotografica, solo un’altra visione di quello che ho raccontato.
fender rhodes on Twitpic
Shara Worden on guitar on Twitpic
Shara Worden dancing on Twitpic
Shara on fender on Twitpic
Shara Worden live in rome on Twitpic