23/08 villa ada blonde redhead ovvero di come non smetto mai di ricordare

 
mi sveglio e in mente ho
 

first of all: kazu makino e i fratelli Pace per l'ennesima volta a villa ada, domani perchè mentre scrivo è ancora martedì.
domanda: c'è n'è bisogno?
risposta: anche no.
 
e allora perchè ci vado?
 
perchè sono una fucking inguaribile romantica e nostalgica, mi piace tutto sommato farmi un pò di male ogni giorno da brava lesbica un pò maso [ma non troppo visto che sono sempre una mmls, ovvero una malemindedlesbian secondo le lesbiche che mi sono portata a letto...e che ne volevano ancora..ahhhhhhaaaahhh...lo so è molto mmls questa espressione ma non ho potuto resistere un pò di vendetta quando vieni smerdiata continuamente ce vò] e tutto sommato un tantinello ossessiva da brava femmina.
e non resisto mai a kazu makino che urla "EMAAAAIIIIII, EEEEMMMAAAAAIIIII, EEEEEMMAAAIIIIITUBIBLAMED......." con quella vocina che sembra uscita da un manga per non parlare del corpo da cui esce la vocina.
 
e li ho visti veramente duemila volte.
ora quale occasione migliore per affrontare il tema kazu makino chi è costei?
la signorina makino, mi piace parlare di lei come una signorina nonostante faccia coppia fissa da un secolo con uno dei gemelli pace, quello che dondola con la chitarra e se la mangia con gli occhi ogni volta che suonano, e immagino anche fuori dal palco, evidentemente vanta natali nipponici, ha incontrato i gemellini a newyork, loro in cerca di affermazione sulla scena indie newyorkese con tanto di diploma di musica in saccoccia, lei mentre finiva la scuola d'arte, il tutto pare in un ristorante italiano.
very romantic eh?
lei appare in un disco di arto lindsay e in uno di caetano veloso, con i blonde redhead ha creato uno stile molto originale, ma tanto lo sapete già tutte o no?
vabbè girovagando per il web in cerca di cose interessanti su di lei da dirvi, che peraltro non ho trovato, scopro che è considerata da tanti un icona per il suo stile nel vestire; eh già, diciamo che ha un fisico interessante e indossa cose che sulla maggior parte di noi poveri mortali sarebbero da ricovero, e sembra sempre bellissima.
colgo l'occasione per comunicarvi che ho scoperto che donne così esistono per davvero.
e si posson pure toccare. lucky me ^ ^  
ma tornando a noi, personalmente mi sono innamorata dei blonde redhead quando vivevo in england.
nello studentato dove vivevo c'era un tipo, credo si chiamasse james o qualcosa del genere, che diventò presto il mio spacciatore personale, di musica.
il ragazzo, che come potete immaginare era un incrocio tra il cantante degli strokes [da prima che comparissero casanova e company] e kurt cobain si faceva arrivare pacchi di dischi dagli states, mi invitava in camera sua e ci si sparava minuti felici di musica nuova che assolutamente si doveva sentire.
è così che ho scoperto, un bel pò prima di un sacco di gente, gli strokes, i white stripes, i blonde redhead, gli hives, e un sacco di altra gentaglia così.
che bello avere un spacciatore sempre fornito.
bei tempi davvero.
 
e non posso dimenticarmi la prima volta che li ho visti a napoli, al maschio angioino una cifra di anni fa, nessuno li conosceva [che novità] e kazu fu una vera rivelazione.
 
e chi se l'aspettava sta japanese tutta cosce co sta vocina incredibile che sembra che si spezzi ad ogni acuto invece no.
e poi li ho spacciati io ad un sacco di persone che sono passate nella mia vita.
a qualcuna sono paciuti assai.
proprio assai.
dubito abbiano mai imparato un singolo pezzo.
la storia della mia vita.
 
e quindi si riandrà a goderceli, il set lo sappiamo già. lo show sarà simile agli altri, saranno di poche parole come al solito, qualcuno parlerà in italiano a kazu la quale ad un certo punto sbroccherà un pochino perchè: io già faccio fatica a parlare inglese che non è la mia lingua, dico lo volete capire che l'italiano non lo so?[testuali parole dette durante un concerto a ferrara]
andrò a farmi soggiogare dalla batteria del "pace simone" perfetta come un orologio, e da due meravigliosi esserini che ondeggiano mentre si guardano cantare.
sarò quella riccia che quando fanno il pezzo di cui sopra si sbatte come una pazza, assieme ad una checca non riccia, che si sbatte come una pazza pure più di me, specie se il gin tonic è buono.

 

to sing along:

Am I?
Am I to be paid?
But I have to?
Could I try to?
Do I have to?
..I still get rocks off

Am I?
Am I to be plain?
But I need to?
Could I get to?
Do I have to?
I'll be alright
..I still get rocks off

And it's so inviting the world
Phrases song
And it's so inspiring
That it might be all wrong
That I can seem to be alone
So long as you are gone

Am I?
Am I to be blamed?
But I need to?
Do I have to?
Could I get to?
I'll be almost good
..I still get rocks off

And it's so inviting the world
Phrases song
And it's so inspiring
That it might be all wrong
That I can seem to be alone
So long as you are gone

Aahhh
Long gone
Now I know
I know how to call

You want

Am I?
Am I to be blamed?
But I need to?
Do I have to?
Could I get to?
I'll be almost good
..I still get rocks off

And it's so inviting the world
Phrases song
And it's so inspiring
That it might be all wrong
That I can seem to be alone
So long as you are gone
 

due o tre cosette di un sabato pigro ovvero mercedes sosa, camille e sigur ros mancati

 
 
mi sveglio e in mente ho
però pure
 
 
un pò di cosette da dire my friends.

1) concerto della mercedes sosa bello per certi versi deludente per altri: bello perché non l'avevo mai vista dal vivo e fa comunque un certo effetto anche se seduta, anziana e malata. E' una tipa che ha fatto le sue battaglie e si vede, gli argentini l'adorano e tra il pubblico sventolavano bandiere biancazzurre (e non erano del napoli) e molti cantavano e chiedevano a gran voce altri pezzi, che pare lei non abbia cantato. una signora molto interessante, madre di una amica nonchè tumbler woman B* mi raccontava della storia di Mercedes, di cosa ha rappresentato durante gli anni della dittatura la sua musica e la sua stessa presenza.
Paula, così si chiama la signora interessante, era la più delusa, forse perchè anche la più esperta e quindi quella con maggiori  aspettative dal concerto in sé, voleva una cosa più politica ha detto, e invece mercedes ha dedicato gran parte dello spettacolo a duettare con alcuni ospiti, canzoni non sue e non molto impegnate appunto.
era pure il suo 73simo compleanno e, diceva la sosa, era felice di festeggiarlo così.
sicuramente l'operazione marketing delle nuove leve argentine era palese, come suggeriva Paula, ma per noi non esperti è stata comunque un'esperienza preciosa, davvero.
e scoprimmo così pue una simpatica e bella brasiliana che risponde al nome di marcia castro sulla quale mi documento e vi faccio sapere presto.

2) stasera i sigur ros e me li sono persi, auditorium esaurito beato a chi se li è visti, siouxsie è passata e io non me la sono sentita di andare a vederla, non ho troppa forza d'animo e mi poteva veramente venire la depressione indi per cui ho dato forfait.

3) My little crazy L* mi fa conoscere questa signorina di cui non sapevo nulla, Camille Dalmais, in arte solo Camille trentenne parigina che in effetti non sapevo di avere già sentito nel gruppo nouvelle vague [che pare sia la traduzione in francese della parola portoghese "bossanova"] che imperversavano qualche anno fa, un gruppo in cui si alternavano diverse voci femminili, tra cui Camille che riproponevano pezzi new wave e punk in chiave bossanova (mitica la versione dei joy division "love will tear us apart" e "a forest" dei cure che vi metto qui!)
e allora avanti mulo...
dispiaciuta del fatto che si è esibita il 2 luglio a roma e io non se sapevo nulla cavolini, mi scarico i suoi album che vi elenco dopo, le fil è la cosa più interessante, ma anche l'ultimo lavoro mi è piaciuto assai  (da cui è tratto il tormentone di oggi).
poco si sa della signorina camille, come vita privata, ma poco male, che a noi non amanti del drama non piacciono molto i cazzi privati quanto piuttosto il fatto che sia un'artista molto innovativa, curiosa, intrigante, che propone una musica personalissima carica di beatbox, jazz, funky e pop raffinato, come si usa dire ultimamente.
e siccome anche io penso che "ce l'ho e non mi viene da dio" beccatevi sto testo così divertente e provocatorio, decisamente:

allez Camille Simon Sonia allez
allez Camille Simon Sonia Florence allez
allez Camille Simon Sonia Florence Hervé allez
I didn't get it from the lord
But i know i got it
I know i got it
I didn't get it from the lord
I got it from my brother
I didn't get it from the lord
But i know i got it
I know i got it
I didn't get it from the lord
I got it from my brother
I got it from my sister
I got it from my mother and father
I got it from myself
Papa dépêche toi
Ton coca va être froid
Papa dépêche toi
Ton coca va être
ton coca va être
froid
dépêche toi
Ton coca va être froid
Papa dépêche toi
Ton coca va être
ton coca va être
1 2 3 4
I didn't get it from the lord
But i know i got it
I know i got it
I didn't get it from the lord
I got it from my brother
I got it from my sister
I got it from my mother and father
I got it from myself
from my father in law
and my brother in law
and my sister in law
and my uncle in law
my cousin in law
my god father in law
my step father in law
my step sister in law
what about my hamster hamster in law
from the roots deep down my family tree
grows my branch and music sets me free
Papa dépêche toi
Ton coca va être froid
Papa dépêche toi
Ton coca va être
ton coca va être
froid 
 
discografia:
 
- Le sac de filles, 2002 
- Le fil, 2005
- Live au Trianon, 2006  
- Music Hole, 2008
 

Cancion de las simples cosas

 
mi sveglio e in mente ho
 
 
due parole per convincervi a vedere il concerto di Mercedes Sosa, brutte pigre che non siete altro, so che qualcuna apprezzerà:
 
classe 1935, argentina, una specie di Fausta Vetere (ma più vecchia per carità;), visto che ha fatto parte di una compagnia che si può paragonare alla nuova compagnia di canto popolare che ha lavorato negli anni '60 per il rinnovamento e la diffusione della musica popolare del suo paese.
neanche a dirlo nonostante pare non fosse impegnata in nessuna attività sovversiva se non quella di cantare, durante la dittatura le fu proibito di esibirsi e quindi decise di andare via, tra la francia e la spagna, dove resta fino all '82.
ovviamente cantare per mercedes era molto molto sovversivo, e  le sue canzoni e i testi scelti erano profondamente scomodi, sia politicamente che socialmente, i dittatori non sono scemi.
ora è anziana, canta seduta e magari fa un pò tenerezza, ma è una signora che si deve guardare prima che scompaia (grattati mercedes, grattati) come tutti i vecchi della musica popolare almeno una volta nella vita.
 
to sing along:
 
Uno se despide insensiblemente
de pequeñas cosas
lo mismo que un árbol que en tiempo de otoño
muere por sus hojas.

Al fin la tristeza es la muerte lenta
de las simples cosas
de esas cosas simples
que quedan doliendo en el corazón.

Uno vuelve siempre a los viejos sitios
en que amó a la vida
y entonces comprendes
como están de ausentes las cosas queridas.

Por eso muchacho no partas ahora
soñando el regreso
que el amor es simple
y a las cosas simples
las devora el tiempo.

Demórate aquí en la luz mayor
de este mediodía
donde encontrarás
con el pan al sol la mesa tendida.

 
 
e per farvi vedere come era vi posto anche il video di un altra canzone meravigliosa sul tubo.
enjoy
 
 
discografia minima
 
Yo no canto por cantar, 1966
Homenaje a Violeta Parra, 1970 (Violeta Parra è una cantante cilena poi ve la racconto)
Hasta la victoria, 1972
Mercedes Sosa, 1979
 
 
mercedes sosa 09/07
auditorium parco della musica
roma

cristina dona' live at Villa Ada 27/06

 

mi sveglio e in  mente ho

03 - Cristina Donà - Leclisse.mp3

oh beh complimentoni alla Cristina.

ieri concerto a villa ada, arrivo che è già cominciato, non per colpa mia.  io devo sempre ricordarmi di avviarmi da sola ai concerti, che ci si vede lì.

anyway.

la cristina è una donna veramente notevole, non sapevo che il suo pubblico fosse così gaio, non vedevo tante coppie lesbiche e tante superchecche cantare a squarciagola senza ritegno dall'ultimo pride.

altri mille punti: vuol dire che la sua musica è assolutamente fruibile e le sue parole sono capaci di interpretare le emozioni di molti.

lei è una cabarettista nata.

scherza, fa battute, vocine per presentare i pezzi, si prende per il culo da sola, cerca di coinvolgere il pubblico [esilarante quando chiede a due persone di venire a ballare un valzer sul palco e si presentano una tipa troppo simpatica e una completamente ubriaca, ci siamo ammazzati dalla risate e lei pure].

la donà si scorda le parole, e mi fa ridere questo fatto perchè ci scherza su anche, durante i pezzi.

il fatto è che quando il tuo pubblico canta le tue canzoni dall'inizio alla fine e tu sbagli le parole o ti spari la posa (che è un espressione nostrana per dire strike the pose proprio, stile vogue, ma inventata molto prima del vogue n.d.t.) e fai finta che lo fai apposta a cambiarle oppure soccombi e ti fai una risata.

la band ha le palle e gli arrangiamenti sono davvero interessanti, mi piace l'impatto dal vivo dei suoi pezzi.

non sono un esperta e non la seguo da anni, come invece molte altre persone tra il pubblico, ma ho recuperato la sua musica da un pò di tempo e sono felice che le mie aspettative live siano state addirittura inferiori a quanto è riuscita a mettere sul palco questa donnina qui.

respect sorella, massimo rispetto.

avrei voluto suonasse anche "niente di particolare", ma non si può avere tutto e sarà comunque un motivo in più per andare a rivederla presto [oltre che a farmi firmare un suo cd, da vera groupie].

non ho tante idee ne cose da dire stamane, ho il cuore che mi scoppia in petto e il cervello completamente fottuto, in balia di una tempesta incontrollabile.

vado a fare un tuffo per schiarirmi le idee. o almeno rinfrescarmi la cabeza. 

shannon wright live al circolo 16/06/08


mi sveglio e in mente ho
Shannon Wright
 
niente altro che questa donna straordinaria.
sale sul palco timida e chiusa come sempre, si siede al piano e attacca "defy".
non è una diva, non è una stangona, non ha la minigonna, non si vedono nemmeno gli occhioni sotto i capelli scompigliati.
non ha la voce più bella della terra.
le sue canzoni non sono orecchiabili.
le corde che tocca credo non siano vive dentro tutti.
e non è una questione elitaria di sensibilità.
è un modo di cantare, di urlare, di suonare e di muoversi che ti piace o non ti piace.
o è un modo tuo o non lo è.
o ti fa incazzare e piangere, come succede a me davanti a lei, oppure non credo che ti smuova più di tanto.
la considero una cosa assolutamente straordinaria, e di difficile comunicazione verbale.
non l'accompagna nessuno stavolta, niente batteria (con la quale in genere si accompagna) e niente basso (come nelle ultime esibizioni).
lei, il piano, la chitarra elettrica, l'acustica.
è un set ancora più intimo e solitario. le si addice. 
e la cosa bella è che quando suona "portray" (che come una timida groupie le chiedevo in silenzio) o "black little stray" la batteria la senti e la vedi.
è lei. 
noi non abbiamo molta importanza apparentemente, non ci parla, non ci guarda se non per pochissimi secondi.
sembra decidere sul momento che fare.
quando va via e poi torna e poi va via di nuovo e ritorna per suonare un ultimo pezzo ci saluta con la mano sul cuore senza dire una parola.
ti fa venire voglia di abbracciarla. punto.
 
p.s. essendo una groupie coi fiocchi ho aspettato andassero tutti via, ho chiesto al tipo del merchandising (un francese...) se c'era una speranza di firma del cd "over the sun" (che ho ricomprato e che vi tocca scaricare ora) e lui mi fa sì che si può fare ora andiamo.
e andiamo.
e lei mi viene incontro e mi guarda e mi pare che la timida è lei.
mi sento così inutile perchè dovrei sapere cosa dire e come.
mi firma il cd.
shannon, scrive. 
vorrei dire mi fai emozionare e sai cosa provo, e glielo dico a mio modo.
lei mi guarda negli occhi fisso.
è piccola. 
le accarezzo la spalla e il braccio, lei fa lo stesso con me.
grazie le dico, "no really, thank you to you" mi dice.
sembriamo due sceme (almeno io di sicuro).
siamo sorelle.
chissà che un giorno non glielo riesca a dire meglio.   
 
p.s. 2
a san francisco due donne che si sono amate per tutta la vita si sposano.
stasera un brindisi al vostro abbraccio

28/05 feist live review ovvero sti canadesi so proprio forti

01_life_in_grey.mp3

  mi sveglio e in mente ho

Jade McNelis/life in grey 

 

  avrei dovuto scrivere questo post qualche giorno fa (sorry omaha!), ma manca davvero il tempo ultimamente e non so neanche che ne faccio di quel poco che ho.

Allora l'idea era andare a vedere FEIST in buona compagnia, che diventava apparentemente sempre più numerosa col passare dei giorni, ma alla fine al Piper, a farsi circondare da scalmanate uagliuncelle [ragazzine n.d.t.] fashion, più o meno di tutte le nazionalità, ci è andata la sottoscritta, da sola.

shame on you.

prima di rievieware mi viene in mente l'articolo di Carrie di qualche giorno fa in cui parlava delle fantastiche line up di alcuni festival in giro per il mondo, di quanto avesse voglia di andarci e di quanto ogni volta si pentisse causa cessi inutilizzabili, punkabestia vomitini, alcool in quantità impossibili e nocive alla socialità ecc. ecc.

Ovviamente, essendo virtualamica mia, ci va sempre lo stesso, esattamente come faccio io, perchè durante un concerto poi si emoziona e ne vale sempre la pena.

Ora, chiedeva ai suoi lettori di dirle se vanno ancora ai festival o no e perchè: Carrie sta sui quaranta e i suoi lettori pure se non qualcosina in più, e la linea generale è che alla fine non ci si va ai festival, non ci si va più a causa dei cessi, dell'alcol, degli adolescenti attaccabrighe e violenti, del vomito e del piscio everywhere e così via.

Tutto questo per dire:

1) che per fortuna non sono l'unica ad avere amici pallosi

2) che siccome sarò costretta a passare l'estate qui a Roma sto per preparare una lista di eventi/concerti/festival a cui voglio partecipare e se qualche virtualpotenzialamico volesse farmi compagnia mi fa piacere, i miei amici tengono troppo la uallera (sono pigri n.d.t.).

 

MA ora FeIsT.

Location:

il piper penso sia il posto in assoluto, in tutti i paesi in cui sono stata a sentire musica, che mi fa venire l'angoscia. è brutto, tamarro, puzza e secondo me se succede qualcosa muoriamo tutti.

mi fa pensare alle discoteche in cui si andava da ragazzine la mattina. squallor.

per fortuna l'impianto audio non fa pandant con la scenografia (io non posso stare in un posto dove ci sono le colonne finte)  e si sente discretamente: certo non ci ho mai sentito suonare gruppi che hanno bisogno di potenza, la roba folk se pò fa.

Audience: 

Direi che l'età media era intorno ai 23 con picchi tipo me e intorno ai 16. Fidanzatini con le fidanzatine, fidanzatine con le fidanzatine e fidanzatini con i fidanzatini.

Di tutto.  Con un solo minimo comun denominatore:  tutt* vestiti più o meno fashion tranne me e il papà di una ragazzetta che stava pochi passi più in là.

Cantavano tutte le canzoni, battevano le mani quando le dovevano battere, facevano foto con i cellulari e si sbaciucchiavano dalla gioia: divertente.

Band: 

Tre fratelli + 1.

I tre fratelli suonano tastiere/tromba/percussioni, basso/tamburello/flicorno, batteria/tromba/percussioni. Il + 1 suona piano e chitarra. Bravi e simpatici, attenti alla sua voce e ai suoi ritmi.

Feist:

Che è una brava musicista si sapeva.

Che è una ottima cantante con una voce dotata si sapeva.

Che le canzoni che scrive siano orecchiabili, leggere, intense e fluide si sapeva.

Ma che era pure simpatica non si sapeva!

La cosa che mi ha più impressionata davvero è stata la sua voglia di chiacchierare e di raccontarci di lei: di come il governo canadese le dovrebbe dare un lavoro come ambasciatrice vista la quantità di canzoni che ha scritto in cui parla della sua terra [nonostante viva a Parigi dal 2000], di quando 8 anni fa ha suonato al forte prenestino [immagino con i Broken social scene, per chi non lo sapesse una indie band composta potenzialmente da 19 elementi, tra cui feist ed emily haines (la cantante dei metric,gnurant) tutta gente della scena indie di Toronto] e di come si era divertita [esiste ancora il forte ci chiede] e di quanta bella gente avesse conosciuto, e allora dal pubblico una tipa urla un nome e lei dice: non ci posso credere, io e te dobbiamo assolutamente parlare dopo lo show, e di quando fosse rimasta estasiata da Roma e però era andata a vivere a Parigi, ma ora si comprava una vespa e si trasferiva sicuro, e poi perché quel ragazzo stava riprendendo tutte le cazzate che diceva con il suo telefonino, e soprattutto che cacchio di hard disk aveva quel telefonino, più grande del suo laptop stava riprendendo da un’ora!

Insomma un fiume di stronzate su di lei, la musica, il canada e i canadesi.

Ma divertenti e continuamente intervallate da: scusatemi ma certe volte non mi regolo proprio e straparlo, ma ho voglia di chiacchierare.

Franca e solare, veramente. Una che mentre canta incita il pubblico ad aiutarla perché così ne riceve energia per un altro acuto.

La scaletta è ben congeniata: alterna momenti soft e più esplicitamente folk come in the park alle punte decisamente pop di 1234 a sprazzi più intimi e jazz come in the water.

 

1234 la cantano davvero tutti così come mushaboom [ohohohohohohooh] è piacevole, un po’ adolescenziale ma considerato che lei ha solo 3 anni meno di me posso cantare pure io o no?

Mi è sembrata una donna piena di risorse, divertente e felice della sua vita.

Ha suonato due ore, ha divertito, non si è risparmiata e ci ha fatto cantare come dei bambini.

Più di questo non so.

La mia Satrapi

La mia Satrapi era simpatica, un po' bruttina, una tipa normale che non noteresti se non fosse che non e' occidentale nei tratti e su questo non ci piove.  Ma che sicuramente in qualche punto del volto, magari un lampo negli occhi, un modo di guardare o di sorriso, rivelerebbe tutta la sensibilita' di un artista che ha trovato un modo non scontato per dire delle cose. La Satrapi che ho incontrato non e' come me l'ero immaginata, a parte per il non bella di cui sopra. Non e' stata simpatica, mi ha dato l'impressione di una persona piuttosto seccata di essere dov'era, distante e magari sorpresa dell'affetto che aveva intorno. Internazionale e la sua festa non mi e' piaciuta molto.  (Continua)